L'io piccolo

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Occorre permettere alla Grazia Divina di operare in ognuno di noi affinché mente e cuore tornino a vibrare all'unisono.

Fino a quando non riusciamo a mettere da parte confronti inutili e antagonismi, i due sistemi saranno contrapposti e rivali, facendoci continuare a sperimentare dualità, separazione e conflitto .

La guarigione dell'io passa attraverso il dolore perché fa fatica ad accettare le regole del gioco, volendo imporre le proprie. Ogni ego si sente un Padre Eterno e detta le sue leggi.

Diventare Adulti significa imparare a vivere in comunità, nel rispetto, nella tolleranza e comprensione, avendo come principi comuni comunicazione, collaborazione e condivisione.

L'io del bambino vuole plausi e riconoscimenti, ha bisogno di elogi e attenzioni, altrimenti non sentendosi riconosciuto pensa di non valere, non impara a credere in se stesso, non si forma quindi una sana autostima. Ma esiste un tempo fisiologico affinché questo processo di formazione dell'io sano avvenga, dopo di ché il bambino crescendo e maturando impara che esistono anche gli altri, scopre che il mondo è una palestra di apprendimento, e la vita è l'unica e vera maestra.

Il bambino vive nell'egocentrismo perché il suo io lo fa sentire un piccolo re, e in certi casi assume sembianze e comportamenti capricciosi e tiranni per far valere la sua personalità. I bambini vanno a scuola proprio per socializzare, per imparare a stare insieme, per capire che esistono gli altri. Tolti dal nido familiare confortante e rassicurante, nei bambini nascono frustrazioni e senso di impotenza, nasce un primo confronto con lo specchio del mondo.

Magari a casa per genitori e nonni, essi sono principini viziati, sempre esauditi e accontentati, mentre a scuola incontrano esseri simili a loro con cui condividere spazi, tempi e gli insegnanti. Fino a circa 7 anni il bambino è una spugna che assorbe tutto senza filtri, è incapace di vedere e riconoscere completamente la realtà, la immagina, la interpreta e la vive come una fiaba, il suo cervello non ha ancora maturato una completa rete neurale capace di criticità e giudizio.

Se diventati adulti si continua però a perseverare nella coscienza infantile ci si atteggia come bambini che, arrabbiati e scontenti, non vogliono e non sanno partecipare da co-protagonisti al Gioco della Vita. I bambini credono che sia loro tutto dovuto, sono egocentrici ed egoisti per natura. E' fondamentale che nel percorso di crescita quindi venga loro insegnato ad essere responsabili di ciò che fanno. Crescere significa anche questo!

Se ciò non accade avremo invece degli adulti irresponsabili e corrotti dall'ego, capaci solamente, quando le cose non funzionano o sono avverse, a dare colpe al prossimo o a se stessi, senza assumersi una sana responsabilità delle proprie scelte. Questa è l'unica via che può cambiare davvero le cose, per trasformarle da negative in positive. Ciò significa che ogni azione non è altro che una reazione a qualcosa che l'ha provocata, seppur inconsciamente. Tutto ci appartiene ed è nostro, anche e soprattutto le conseguenze più dure e difficili che ci è toccato sperimentare.

Diventare adulti significa capire e accettare che ciò che accade quindi è un riflesso di un mondo interiore fatto di pensieri, emozioni e credenze radicati nel profondo. Bisogna vedere, riconoscere il proprio lato ombra, l'ego ci permette di integrarlo così come si farebbe con un bambino, aiutandolo a crescere, a diventare grande. L'ego quindi non si può o non si deve distruggere ma solo trasformare con fermezza amorevole e saggia comprensione. L'ego può così diventare una forte, sicura e utile stampella a cui appoggiarci per farci sostenere durante la complessa e variegata traversata della vita!